MARSICO VETERE
SPETTACOLI IN ABBONAMENTO |
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17DIC |
Compagnia Teatrale Kor
“AMMERIKA!”scritto e diretto da Rocco Ricciardulli [expand title=continua a leggere +] “L’America non esiste, io lo so perchè ci sono stato” A. Resnais Lo spettacolo è uno squarcio dell’America dei primi pionieri. Attraverso la storia dei componenti di una “famiglia” di artisti, si ripercorrono quelle problematiche relative al fenomeno dell’immigrazione che in forma diversa interessano anche attualmente i paesi che oggi sono meta dei nuovi emigranti, tra cui l’Italia stessa. Nel contempo si evidenzia ciò che, a distanza di quasi un secolo, non è cambiato. Ancora oggi l’America è rimasta motivo di desiderio, sogno, prototipo da imitare. La storia, che con il suo passaggio ha visto generazioni e costumi crescere e cambiare, assiste ancora al fascino che l’America riesce ad esercitare verso chi in essa crede di vedere il sogno che in realtà non è. L’“Ammerika!” di allora è l’Italia di oggi. “Quando gli Albanesi eravamo noi, espatriavamo illegalmente a centinaia di migliaia, ci linciavano come ladri di posti di lavoro, ci accusavano di essere tutti mafiosi e criminali. Ma certo pensavamo di essere migliori più amati, diversi. Non è esattamente così! Non c’é stereotipo rinfacciato agli immigrati di oggi che non sia stato rinfacciato un secolo o solo pochi anni fa a noi. Quando gli Albanesi eravamo noi era solo ieri. “ (L’Orda, di Gian Antonio Stella) Il palco diventerà prima luogo realistico di incontri e storie dei personaggi, poi scenario dove gli artisti si esibiranno con il loro spettacolo. Le scene, i costumi d’epoca e le musiche ci porteranno in un mondo lontano fatto di miseria e tanta speranza.
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21GEN |
PigrecoDelta
“AVEC LE TEMPS, DALIDA!”di Pino Ammendola con Maria Letizia Gorga [expand title=continua a leggere +]
Dalida, per il suo modo di attraversare la storia e d’illustrarne i cambiamenti, è una vera eroina dei nostri tempi. La piccola ragazza italiana dagli occhiali spessi, nata in un sobborgo popolare del Cairo, divenuta prima Miss Egitto, poi Mademoiselle Bambino e infine la regina dei juke-box, verrà consacrata come la più grande cantante Francese di tutti i tempi. E’ stata contemporaneamente la vamp hollywoodiana tutta lustrini e file di boys ed anche la più grande diva mediorientale, per diventare, dopo la morte, una figura-culto per una intera generazione. Durante tutta la vita dietro la star Dalida, la donna Jolanda ha amato e sofferto semplicemente, umilmente. Si è donata senza limiti agli uomini della sua vita come ad un pubblico che sempre aveva per lei il “viso dell’amore”, vivendo costantemente la tragedia di essere amata più come artista che come persona. L’idea dello spettacolo nasce dal desiderio di farci anche noi sua memoria, e ricordare, oltre alla sua vita, le canzoni che l’hanno resa celebre e che ci hanno appassionato. Abbiamo dimenticato o trascurato troppo a lungo la storia di una ragazza italiana del sud che è passata alla storia fuori dell’Italia: nemo profeta in patria? No, forse solo un’artista troppo scomoda per i benpensanti, o per quelli che, dopo il tragico evento di Sanremo, hanno preferito sacrificarla sull’altare dei non graditi per salvare uno dei business più redditizi dell’epoca: quello delle case discografiche. Ci piace ricordarla nel suo infinito repertorio musicale di vario genere, nel suo sorprendente trasformismo, nel suo misterioso e affascinante percorso tra arte e amore, malinconico e beffardo, scientificamente interrotto dalla sua volontà di decidere anche la propria morte.
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12FEB |
LA.MA.ING
“I CASI SONO DUE”di Armando Curcio, con Sergio Solli e Mario Brancaccio; regia Mario Brancaccio [expand title=continua a leggere +]
In quaranta anni circa di attività giornalistica e letteraria, Armando Curcio, si è garantito un giusto posto nel panorama teatrale italiano degli anni ‘40 e ‘50. Anche se Luciano Lucignani, nella prefazione all’opera editoriale dello stesso Armando Curcio, si rammarica che: “… da parte della nostra cultura ufficiale (quella cosiddetta di Stato, direi, oggi, io), piccola o grande che sia, l’arte del divertire, per essere accettata come tale, ha dovuto sempre mostrare la credenziale della serietà, se non della noia.” Nel solco di una tradizione teatrale professionale, esperta e consolidata, Sergio Solli ed io, abbiamo deciso di portare sulle scene per il 2009 “I casi sono due”, nell’adattamento di Marina Curcio (figlia del grande autore) e mio. La scelta di Curcio è motivata dalla straordinaria capacità dell’autore a costruire trame paradossali in contesti realistici, spesso di miseria. Le sue commedie in dialetto, rappresentano una Napoli bizzarra dove gli accadimenti sono paragonabili alle surreali parabole dei film di Vittorio De Sica. In questo spinta verso l’iperbole inaspettata, quasi da favola, i personaggi si muovono come in un sogno, un miraggio… E per concludere, sempre con le parole di Lucignano Lucignani: “…delle commedie e di un autore che non possiamo permetterci il lusso di dimenticare, nella situazione tutt’altro che florida della nostra scena.”
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25FEB |
Teatro Stabile di Brescia – Le Belle Bandiere
“Hedda Gabler”di Henrik Ibsen, regia di Elena Bucci [expand title=continua a leggere +]
Siamo in un ambiente apparentemente tranquillo, una grande villa allestita secondo i canoni del paradiso borghese: agi, comodità, fiori recisi, il pianoforte, una collezione di pistole, un grande ritratto del padre di Hedda, il generale Gabler. Anche il paesaggio umano sembra confortante: una coppia appena sposata con un promettente futuro, una zia premurosa, un assiduo amico di famiglia, un uomo di genio che torna alla rispettabilità e al lavoro, dopo una vita dissipata, ispirato dalla dedizione di una donna. Ma nell’arco di tempo di due giorni, separati da una notte inquieta, scopriamo che niente è quello che appare nella fortezza che si fonda sulla solidità dei beni materiali e sull’uso di maschere e convenzioni, confidando che possano proteggere dalla paura, dai sentimenti, dalla noia, dalla morte. I soldi non bastano, l’amore non c’è o viene eluso, si scatenano invidie e rivalità, tornano a bruciare passioni che sembravano domate dalla ragionevolezza e dal buon senso. Lo spazio scenico cerca di fare sua la spietata sincerità del teatro: non c’è nessuno degli oggetti nominati, nessuna villa, nessun salotto. Ci sono otto sedie e, disegnati a terra, forme di quadrati concentrici che diventano labirinti, schemi di gioco, traiettorie per pedine, corridoi spalancati su un esterno che non si ha la forza di affrontare. Siamo immersi in una moderna tragedia commedia per non eroi, ma Ibsen, con intelligenza, consapevolezza ed ironia, riesce con grazia a farci sorridere, proprio mentre ci rivela che questa grande villa dove non c’è posto per la vita e non c’è posto per la morte, pur immaginata nel 1890, è ancora la nostra.
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5MAR |
Centro Mediterraneo delle Arti
“ASSO DI MONNEZZA”di e con Ulderico Pesce [expand title=continua a leggere +]
E’ la storia di Marietta, nata nella periferia di Napoli, a Pianura. Il balcone della sua casa si affaccia su una discarica di “monnezza” dove da 40 anni sono state sversate tonnellate di rifiuti. Nata in una famiglia poverissima il suo primo giocattolo l’ha trovato proprio in questa discarica: una bambolina spelacchiata che ancora conserva; ma la discarica e i suoi fumi tossici le ha portato via tutta la famiglia. Rimasta sola Marietta si sposa con Nicola e va ad abitare a Giugliano, alle porte di Napoli, dove presto arriverà un’altra discarica. Marietta è marchiata dalla “monnezza” pertanto la odia ma, dopo un viaggio fatto a casa della sorella Marisa a Roma, dove i rifiuti vengono riciclati, cambia vita. Torna a Giugliano e cerca, invano, di convincere le autorità a praticare gli stessi metodi scoperti nel quartiere di Roma. Nulla potendo comincia a praticare la raccolta differenziata porta a porta, mentre il marito Nicola è un malavitoso che smaltisce, in cambio di molti quattrini, rifiuti industriali provenienti dal Nord gettandoli nel mare, nei fiumi, o direttamente sulla terra agricola. Il conflitto tra Marietta e il marito Nicola diventa il conflitto tra due modi di concepire l’ambiente la legalità e la vita in genere.
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20MAR |
Ente Teatro Cronaca
“MATRIMONIO A SORPRESA”con Dalia Frediani e Patrizio Rispo, regia Alex Piani [expand title=continua a leggere +]
Matrimonio a sorpresa è una storia divertente, frizzante, ambientata alla fine degli anni 50. Letizia Corallo, zitella un po’ avanti con gli anni e bigotta, sposa Armandino Dorè, sedicente viveur e dongiovanni, anch’esso non più un “giovanotto”. La conoscenza tra i due è avvenuta in casa di Letizia, dove le sue due sorelle attrici, spesso, provano con la compagnia teatrale di cui fa parte anche Armandino. Dall’ incontro tra i due si snoda la commedia in cui i protagonisti costruiranno una curiosa storia tra momenti teneri e buffi e situazioni esilaranti di teatro nel teatro che terminerà con un inaspettato finale… a sorpresa. Per certi umori e situazioni che si vengono a creare, la commedia echeggia, in alcuni tratti, le atmosfere de La morte di Carnevale che l’affiatata e rodata coppia protagonista, ha interpretato per tre anni con entusiasmante successo.
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SPETTACOLI FUORI ABBONAMENTO |
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Allievi Master Cu.Ma. – Cultural Management
“PETRAMORPHOSIS-VIAGGIO NELLE CITTA’ INVISIBILI”[expand title=continua a leggere +] |
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FIMgroup – Rossoarancia record
“STABAT MATER – MUSICHE DI IOLE”con Iole Cerminara e Francesco Scorza [expand title=continua a leggere +] |
| * | Identità Lucana – Associazione Teatrale Satrianese
“Il Piacere della storia ”Storia della Basilicata Raccontata ai giovani [expand title=continua a leggere +] |


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